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L'isola non trovata

L'isola non trovata
martedì, 24 aprile 2007

Generazioni

Guccini viene spesso definito il cantante di una generazione, più spesso ancora il cantante che abbraccia due generazioni, che è capace di far sognare giovani e adulti. Nulla di più qualunquista, spesso e volentieri. Come se le sue canzoni piacessero a vecchi e giovani. Che è vero, ma per capire il fenomeno, è opportuno analizzare la musica nel suo complesso. La musica "per giovani" oggi, è leggera, musicalmente semplice e testualmente poco impegnata, quando, e se, il testo è comprensibile, perchè italiano, e sensato, visto che per un'estate intera il tormentone era "dammi tre parole, sole cuore e amore". Di Guccini, invece, il testo è comprensibile. E "abbraccia" generazioni. No, semplicemente, ha un repertorio sconfinato. E quindi, le stesse canzoni piacciono ai giovani, perchè son state scritte per i giovani da un Guccini giovane, ma anche ai "meno giovani", perchè ricordano loro la gioventù. Poi c'è il suo essere comunista, rivoluzionario, anarchico, o come volete definirlo. Ma questo impegno politico intacca solo in parte, e neppure una parte così grossa, il Guccini che amiamo. Francesco Guccini scrive sulla vita, o su come gli spettatori la vivono, sull'amore e sull'odio, sull'essere lasciati, sulla bellezza, sul sesso, e sulla politica, certo. Perchè è solo la società odierna italiana che ci fa pensare che la politica possa essere una cosa marginale, o separata, dagli altri aspetti della vita, quando invece, insegnava Gaber, libertà è partecipazione. Il novo Guccio può essere definito oltre il '98, anno in cui uscì il doppio cd live, e poi dal nuovo millennio, con Stagioni. Gli arrangiamenti sono di un Guccini che sembra aver scoperto il jazz, e Inverno '60, con uno dei migliori clarinetti allora in circolazione, se non il migliore clarinettista jazz italiano di tutti i tempi, Hengel Gualdi. Gli arrangiamenti sono certamente più curati, più pieni, ma i musicisti che "ronzano" attorno al maestrone sono sempre stati validi, e certamente la loro eccletticità regala sempre un concerto che vale il costo del biglietto. Le "nuove" canzoni, dunque, danno voce a un Guccini vecchio, perchè maturo. a sessant'anni, è una presa in giro. Perchè canzoni che fanno parlare un ora sessantasettenne, con arrangiamenti lontani dal facile e conosciuto possano allora piacere ai giovani, è una domanda che contiene in sè il germe della risposta. Il facile e il conosciuto sono elementi essenziali per la musica usa e getta che gira, purtroppo, oggigiorno, vittima di un mercato che stronca i meno prolifici, e provate voi a pubblicare ogni anno, o ogni due, provando, chessò, a comporre in 11/8. (i fortunati possessori del vinile de L'isola non trovata troveranno i ringraziamenti di Guccini a Vince Tempera, che riuscì a dissuaderlo, per l'appunto, di cercare di utilizzare il tempo suddetto). Ma a un sessantasettenne i cui musicisti sono sempre più autori degli arrangiamenti, e delle musiche, non gliene frega nulla di un tempo in grancassa di quattro quarti. Può rilassarsi, può fare musica, e testi, più alti, meno facili, al primo ascolto, ma molto più soddisfacenti ai seguenti. E poi, ovvio, c'è lo zoccolo duro dei fan, che lo seguiranno sempre, per quello che è, anzichè per quello che fa. Per quello che rappresenta. Secondo taluni il trez d'union fra Fabrizio De Andrè e Francesco De Gregori (bisogna pur tentare di accomunare i cantautori, no?). Per me, un cantante e un uomo di talento e dote. E, anche, perchè no, uno di quei vecchi a cui lui ha sempre portato rispetto, e che ora merita lo stesso rispetto.

postato da: musik alle ore 00:21 | link | commenti (4)
categorie: lui , generazioni
sabato, 14 aprile 2007

Siiiiiii  chiamava Fantoni Cesira, era la figlia di un alcolizzato.

Uno degli album che preferisco in assoluto, del vate, è "Opera buffa".

Lo ascoltavo fin da quand'ero bambina, cantavamo le canzoni a memoria, in macchina, con le gemelle e la cugi; coretti infarciti di risate e grasse erre arrotate -ci sono rimaste, come eredità condivisa, le frasi a commento di mille situazioni di vita vissuta. Quelle che ti basta intonare le prime sillabe e già l'altra ride, tipo:
ma se mi prendono i cinque secoli..  o la spastica carezza, o la corruzione -che quand'è iniziata non c'è più niente che può fermarla, e il braccio la pertica e il pezzolone, fino al meraviglioso: svegliati sono il tuo Dio, declamato a gran voce da mio padre in uno dei suoi classici deliri d'onnipotenza da dopopranzo.
Insomma, restano nel parlato quelle parole familiari che in un attimo riportano ad un'atmosfera speciale
 -quella che spiega il Guccio nel booklet del Cd:  "L'idea c'era da tempo, una specie di "altra faccia di...", o fermare in un certomodo qualcuna di quelle serate "dal vivo", col pubblico attore che parla e ride e io che gigioneggio, recito, mi diverto."
E insieme a lui ci si diverte anche noi, pubblico che vuole restare attore pure a distanza, nonostante il filtro vinilico, e partecipa al recitato con puntuale cadenza -sia mai che ci sfugga un caschè del bello, o un falsetto da vciàza alla Fìra d' San Lazar, senza scazzare una pausa che sia una. Anni ed anni di reiterato ascolto, ed ogni volta la grassa risata di pancia che sale in gola, per tutto l'album senza sosta alcuna.
I personaggi, ormai, sono clichèt accompagnati da bizzarre immagini della mia fantasia -mi vedo la Sguazzinelli Argia, che sta in fondo alla via, al centoventitrè, a sbucciare agli per la peperonata di domenica, che mangerà poi tutta la settimana nella gavettina da operaia. Immagino il figlio scuro e peloso, tra azzurre e sensuali abatjours, lontano da una mamma gigantesca quanto l'Italia, strabordante di seni e colline cicciose, odorante di soffritto e ciccioli, sudata di pianto e fatica. Un Dio, d'antica origine modenese da parte di madre, che sfulmina cancheri tra l'universo e il terrigno, che cita love story e mangia surgelati.
Quindi, in teoria, avrei dovuto essere un po' più preparata quando la mia nuova vicina di casa s'è presentata: "Piacere, Fantoni."

postato da: radiobeba alle ore 16:01 | link | commenti (1)
categorie: canzoni
giovedì, 05 aprile 2007

Venerdì santo

So' tempi tristi...Buona Pasqua


Venerdì santo

da Folk Beat n. 1 [1967]


Venerdì Santo, prima di sera, c'era l'odore di primavera;
Venerdì Santo, le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto;
Venerdì Santo, piene d'incenso sono le vecchie strade del centro
o forse è polvere che in primavera sembra bruciare come la cera.

Venerdì Santo, stanchi di gente, siamo in un buio fatto di niente
Venerdì Santo, anche l'amore sembra languore di penitenza
Venerdì Santo, muore il Signore, tu muori amore fra le mie braccia,
poi viene sera resta soltanto dolce un ricordo: Venerdì Santo...

Venerdì Santo, prima di sera, c'era l'odore di primavera;
Venerdì Santo, le chiese aperte mostrano in viola che Cristo è morto;
Venerdì Santo, piene d'incenso sono le vecchie strade del centro
o forse è polvere che in primavera sembra bruciare come la cera.

Venerdì Santo, stanchi di gente, siamo in un buio fatto di niente
Venerdì Santo, anche l'amore sembra languore di penitenza
Venerdì Santo, muore il Signore, tu muori amore fra le mie braccia,
poi viene sera resta soltanto dolce un ricordo: Venerdì Santo...

postato da: Falloppio alle ore 22:40 | link | commenti (5)
categorie: canzoni