
Quando ascolto la canzone “Piazza Alimonda” di Guccini non posso fare a meno di ripensare a quel terribile giorno. Solo Francesco è stato in grado di descrivere con parole vere e profonde quel tragico avvenimento.
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Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere…..
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione…..
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione…..
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare…..
La “salvia splendens” luccicava, copre un’aiuola triangolare
Purtroppo nel momento in cui Carlo fu colpito, io ero in quella piazza. Il rombo degli elicotteri, gli spari dei lacrimogeni, la carica della polizia e le urla dei manifestanti sono ricordi che hanno cambiato la mia vita!
Ricordo quei momenti veri,
Con i soffici cavalieri,
Armati alla tenzone
con plexiglas e cartone!
ripenso a quei sognatori
di mondi migliori.
Feci il tuo percorso
però ho un rimorso,
vistami senza scampo,
abbandonai il campo.
Mentre tu araldo biondo,
andasti fino in fondo
e in una sola mossa
varcasti per noi la zona rossa.
Ora tu sei per me
Come Zapata e il Che.
Scrissi questi versi qualche giorno dopo la morte di Carlo, in confronto al testo di Guccini non sono niente ma vogliono essere la testimonianza di chi sperava in:
“UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE”
