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L'isola non trovata

L'isola non trovata
mercoledì, 25 ottobre 2006

Una canzone

Guccini è poesia. Metro: quartine composte da un ottasillabo e 3 decasillabi, schema ABAB

La canzone è una penna e un foglio
così fragili fra queste dita,
è quel che non è, è l’erba voglio
ma può essere complessa come la vita.

Ipallage, innanzitutto. Non il foglio e la penna, ma sono le dita ad essere fragili, perchè segnate da tempo e vecchiaia. Filosofia, che Aristotele, ma prima ancora Parmenide, tremerebbero: è quello che non è, è ciò che non esiste, infatti, è l'erba voglio, quella che non può crescere neppure nel giardino del re ma, nonostante la sua non esistenza, o forse semplicemente la sua metafisicità e il suo stare oltre la realtà, può essere complessa non più, ma come la vita, ovvero l'uomo nella sua forma più attinente alla realtà.

La canzone è una vaga farfalla
che vola via nell’aria leggera,
una macchia azzurra, una rosa gialla,
un respiro di vento la sera,

Una vaga farfalla, o ancor meglio, una farfalla vaga, che vola via nell'aria leggera della musica, che altro non è che vibrazioni dell'aria, come quelle delle ali delle farfalle, che si dice possono provocare tornado dall'altra parte del mondo, una macchia azzurra, come quella di chi fissa a lungo il sole, ma deve distogliere lo sguardo, come un autore che fissa la realtà, ma deve distogliere lo sguardo, e allora ciò che gli rimane è una macchia confusa, una testimonianza della potenza della realtà, l'unica cosa che può riportare di quello che ha visto, una rosa gialla, non rossa d'amore, magari, non bianca candida, ma la rosa di cui pochi conoscono il significato, un respiro di vento la sera, non giorno, non notte, non. Non essere, per l'appunto. E un respiro di vento, come se la natura fosse persona e potesse prendere forma per mostrarsi e farsi descrivere.

una lucciola accesa in un prato,
un sospiro fatto di niente
ma qualche volta se ti ha afferrato
ti rimane per sempre in mente

Una piccola luce che si muove e che tu segui con lo sguardo, un sospiro fatto di niente, come niente è la canzone, come il sospiro era il respiro del vento, ma nonostante l'impalpabilità della canzone, può prenderti e restarti in mente, come piccolo motivetto o come pensiero fisso del suo significato (Canzone del Maggio, di De Andrè, in Storia di un Impiegato).

e la scrive gente quasi normale
ma con l’anima come un bambino
che ogni tanto si mette le ali
e con le parole gioca a rimpiattino.

Quasi normale, perchè deve aprire le sue emozioni, musicare parole e ritmarle, con l'anima come un bambino che si sorprende ancora per ogni cosa che vede (Il fanciullino, di Pascoli), e che ogni tanto prende le ali, e vola nell'iper uranio, cerca le idee, le parole, e ci gioca a rincorrersi, a metterle una dietro l'altra (Platone, ma anche Cyrano: tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali).

La canzone è una stella filante
che qualche volta diventa cometa
una meteora di fuoco bruciante
però impalpabile come la seta.

La canzone è un gioco di parole, una stella filante, uno scherzo di carnevale, che però prende forma, brucia, ma la sua inconsistenza rimane, al tatto, ma non ai sensi, che la riconoscono, cui può mettere i brividi.

La canzone può aprirti il cuore
con la ragione o col sentimento
fatta di pane, vino, sudore
lunga una vita, lunga un momento.

La canzone può colpire i tuoi sentimenti (Venezia, Metropolis) il tuo raziocinio (La Locomotiva), fatta del pane, del vino, del sudore che il Nostro consuma nel comporlo, e può essere lunga, la sua preparazione, ma anche la sua narrazione, una vita o un momento (La tua libertà, pubblicata 33 anni dopo, Canzone per un'amica, composta in un pomeriggio; Stagioni, dalla morte del Che ad oggi, Autogrill, il singolo momento dell'incontro con la ragazza al banco). 

Si può cantare a voce sguaiata
quando sei in branco, per allegria
o la sussurri appena accennata
se ti circonda la malinconia

Può essere una chitarra, un focolare, una canzone di compagnia per ridere, giocare, ma anche un sussurro cantato a sè, il motivetto, o quella frase che piace tanto, che ci fa sentire bene: "non starò più a cercare, parole che non trovo, per dirti cose vecchie, con il vestito nuovo".

e ti ricorda quel canto muto
la donna che ha fatto innamorare
le vite che tu non hai vissuto
e quella che tu vuoi dimenticare.

Quel canto fatto tra se e se ricorda, a volte, la donna che si è innamorata di noi, con quella canzone, o una vita che avremmo voluto, e non potremo, vivere, o la nostra stessa vita, che nella malinconia richiamiamo per scacciare,

La canzone è una scatola magica
spesso riempita di cose futili
ma se la intessi d’ironia tragica
ti spazza via i ritornelli inutili;

La canzone è un magico contenitore di idee, spesso futili e quotidiane, ma quando invece la si intesse con argomenti ben migliori, tutte le altre canzonette sono solo ricordo, e quella domina i tuoi pensieri, non piccoli tormentoni tipo Asereje, ma grandi idee, come Cyrano.

è un manifesto che puoi riempire
con cose e facce da raccontare
esili vite da rivestire
e storie minime da ripagare

Un manifesto, un qualcosa che stili per comunicare, un cartellone da appendere nella via più vista, e può essere riempito con i dettagli visti nella propria vita, facce e cose da raccontare, o magari vite esili, sottili, magre, da rivestire, persone che vogliamo ricordare, o storie apparentemente nulle e prive d'importanza, da ripagare, da ringraziare, perchè in realtà l'importanza che hanno avuto è stata alta.

fatta con sette note essenziali
e quattro accordi cuciti in croce
sopra chitarre più che normali
ed una voce che non è voce
ma con carambola lessicale
può essere un prisma di rifrazione
cristallo e pietra filosofale
svettante in aria come un falcone.

L'analisi fisica della poesia, semplicemente note che si susseguono, quattro accordi, il giro normale, chitarre normalissime, non chissà quale cimelio di Jimi Hendrix, ed una voce che non è voce perchè anzichè parlare, canta (anche se in Cyrano, la differenza è davvero difficile da riconoscere), MA, e qui v'è il nodo, con carambola lessicale, e questo è il genio, nella parola "carambola lessicale", c'è una carambola lessicale, ovvero una di quelle espressioni ardue, se non impossibili da musicare, un po' come "considerevole" ne L'Eccezione, può essere un prisma di rifrazione, un oggetto che divide la musica nei suoi componenti, che da una sola luce, la canzone, isola testo, musica, accordi, strumenti, cristallo, di per se prezioso o pietra filosofale, che rende prezioso, al tocco, qualunque cosa, svettante in aria, si solleva con rabbia, come un falcone, pronto a prendere la sua preda.

Perché può nascere da un male oscuro
che è difficile diagnosticare
fra il passato appesa e il futuro,
lì presente e pronta a scappare
e la canzone diventa un sasso
lama, martello, una polveriera
che a volte morde e colpisce basso
e a volte sventola come bandiera.

Qua Guccini sale d'un tono, escamotage che ha imparato per raggiungere un climax maggiore, il cui sublime è raggiunto ne "La Locomotiva", dove i cambi di tonalità sono quattro, andando da Do, a Re, a Mib, a Re e a Do, e come la Locomotiva, può nascere da un male oscuro, che è difficile diagnosticare, o come il Male di Vivere, di Montale, appesa fra il passato e il futuro, ovvero proprio lì, nel presente sfuggevole perchè solo orizzonte di due mari temporali, la canzone diventa un'arma, dalla più preistorica alla più innovativa, ma sempre rozza, che a volte, per l'appunto, è scorretta e combatte e fa combattere come in arcaici combattimenti, con morsi e colpi bassi, e altre invece, sventola come una bandiera che si fa riconoscere, anzi, è essa stesso segno di riconoscimento.

La urli allora un giorno di rabbia
la getti in faccia a chi non ti piace
un grimaldello che apre ogni gabbia
pronta ad irridere chi canta e tace.

Qua tre canzoni fanno capire tutto: L'Avvelenata, Addio e Cyrano, perchè la urli in un giorno di rabbia "a culo tutto il resto", la getti in faccia a chi non ti piace "voi critici voi personaggi austeri" "e dico addio a chi si dichiara democratico, ma anche fondamentalista perchè non si sa mai, e anche quello di destra ha i suoi pregi, ed è simpatico, perchè non si sa mai", "infilerò la  penna fin dentro al vostro orgoglio", pronta ad irridere, a prendere in giro, chi canta e tace, ovvero chi canta senza dir nulla, senza esprimere nulla, ma solo concatenando senza senso una parola dietro l'altra (e in tutta la carriera, smentitemi, non ho mai sentito una canzone simile da parte di Guccini)

Però alla fine è fatta di fumo
veste la stoffa delle illusioni,
nebbie, ricordi, pena, profumo:
son tutto questo le mie canzoni

Però alla fine, nonostante tutto l'effetto, la canzone torna ad essere quel che non è, fatta di fumo che si dissolve come l'ultimo accordo suonato, esattamente come le illusioni, e le sue canzoni diventano solo nebbie, quel che non è stato, ma che gli è sembrato, ricordi del passato, pene del presente e profumo di futuro, ovvero tutti gli angoli della vita, quel che è stato, quel che è, quel che sarà o potrebbe essere e quello che sarebbe potuto essere.

Ma ascoltata così, questa canzone magari non aveva significato, se non analizzata parola per parola. Ma metteva i brividi. E ci sarebbero tante cose da dire, ancora, tipo che con una voce, un sax, un pianoforte, delle percussioni accennate, nessuna traccia di basso e un'ombra di chitarra, Francesco abbia potuto comporre un pezzo così apparentemente senza forma e così, invece, poetico e filosofico.

E quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare, ho ancora tante cose da raccontare, per chi vuole ascoltare, e a culo tutto il resto.

postato da: musik alle ore 23:30 | link | commenti (5)
categorie: canzoni

Commenti
#1   29 Ottobre 2006 - 07:50
 

complimenti!
non è tra le mie preferite, se non quando sale di tono -e l'assonanza con la locomotiva m'era arrivata in maniera istintiva, non consapevole.
ora l'ascolterò con tutt'altra attenzione...
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#2   07 Novembre 2006 - 19:47
 
Mi ricordo in un intervista Guccini diceva che molta gente si congratulava con lui perche' le sue canzoni avevano accompagnato momenti importanti della loro vita....per me, per esempio, scandiscono 13 anni di vita con gli scout, campi, chitarre, notti stellate, un bel periodo.

Per questo Il Guccio diceva che la canzone, una volta scritta, non e' piu' sua, ma vola via a chi lo ascolta.

Se la gente non la richiedesse, alla fine dei concerti, Guccini canterebbe lo stesso "la Locomotiva"?
O finirebbe con un altra canzone?

Non lo so, ma lui lo fa, perche' ormai quella canzone appartiene a tutti, non solo a lui.
Credo che anche "l'avvelenata" non sia una delle canzoni preferite di Guccini, ma rappresenta troppo una genrazione per esser esclusa.

Le canzoni, specialmente quando sono cosi' poetiche e pregne di significato, sono molto di piu' che parole sulla carta.
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#3   07 Novembre 2006 - 19:50
 
Ecco qua, da wikipedia la storia di quella canzone e di un' amicizia:


L'Avvelenata è una delle canzoni più famose di Francesco Guccini.

Forse la più famosa in assoluto. Nelle note che compaiono nell'album, Guccini scrive:
Collabora a Wikiquote
«sono un cantastorie (non nel senso «storico» del termine) e (...) racconto, attraverso me, quello che faccio e che vedo, e non mi si deve dare del poeta o altro. Un po' quello che dico nell'Avvelenata (...) ma in modo diverso, ironico (spero) e grottesco; e spero che l'amico che cito nella canzone non me ne voglia per aver lasciato il suo nome. Dopo un pomeriggio di chiacchiere e chiarimenti reciproci, spero di essergli diventato abbastanza amico da permettermi di fare dell'ironia su di lui. E poi quando ci siamo conosciuti, la canzone era fatta; l'ha ascoltata e non mi è sembrato che si arrabbiasse.»


L'amico cui si riferisce Guccini è Riccardo Bertoncelli che in un lungo articolo del 1998 ha raccontato nei dettagli la vicenda. Bertoncelli nel 1975 era un giovanissimo collaboratore della rivista "Gong" sulle cui pagine fu chiamato a scrivere una recensione di Stanze di vita quotidiana. Fu una stroncatura senza appello e lo stesso Bertoncelli oltre vent'anni dopo in proposito dirà:
Collabora a Wikiquote
«era un viziaccio dell'epoca insegnare agli artisti cosa dovevano fare, anzi, chi dovevano essere, e io c'ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa.»


Qualche mese dopo Bertoncelli viene a sapere che Guccini in concerto aveva cantato una canzone in cui veniva citato; poi legge su un'altra rivista musicale che Guccini ha detto di lui «è uno che non capisce niente (...) uno di quelli che scrive ancora Amerika con la kappa». Così lo chiama e decidono di vedersi. Passano una serata insieme a casa di Guccini, scoprono di avere interessi in comune, che forse Guccini non si era venduto ai discografici e che forse Bertoncelli qualcosa capiva. Durante quella serata Guccini imbraccia la chitarra e suona per lui l'Avvelenata, e si offre di togliere il nome dalla canzone. Bertoncelli rifiuta: «ora che ci siamo conosciuti non ha più senso». Guccini gli dice che comunque non ha intenzione di inciderla, è uno sfogo da concerto non una canzone da inserire in un disco. Ma è una canzone che il pubblico ama e qualche mese dopo finirà su Via Paolo Fabbri 43. Per la cronaca, Guccini e Bertoncelli sono comunque rimasti amici.
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#4   08 Novembre 2006 - 14:02
 
Ho trovato una cosa sul batavo maledetto: e' Giulio civile che guido' la rivolta dei Batavi contro l'impero Romano nel 69 d.c.....forse.

Fonte:
http://it.wikipedia.org/wiki/Batavi
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#5   08 Maggio 2008 - 18:13
 
ei belllli,
la bussola l'avete presa dal nostro sito, ma chi scrive, chi posta?
Vabbè fa niente… Guccini è troppo forte qundi vi assolvo:
http://www.photogramma.info/v2/portfolio/pagineportfolio/ill/ill03.html


utente anonimo

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