Il treno, ah, un treno è sempre così banale se non è un treno della prateria
o non è un tuo "Orient Express" speciale, locomotiva di fantasia.
L' aereo, ah, l' aereo è invece alluminio lucente, l' aereo è davvero saltare il fosso,
l' aereo è sempre "The Spirit of Saint Louis" ,"Barone Rosso"
e allora ti prende quella voglia di volare che ti fa gridare in un giorno sfinito,
di quando vedi un jumbo decollare e sembra che s' innalzi all'infinito.
C’e’ gente che viaggia e gente che osserva il mondo che gli viaggia accanto.
Per quel che ne so, il Nostro, appartiene alla seconda schiera (scrivo questo perche’ tanto, se conosco bene il Nostro non sara’ mai in grado di arrivare a questa pagina web).
C’e’ chi viaggia perche’ incapace di trovare cio’ che cerca. C' e' chi viaggia perche’ sa che il viaggio e’ una metafora della ricerca della conoscenza (grandi ricercatori della storia sono Odysseus e Falloppio).
Chi rimane a casa lo fa per due motivi: perche’ ha paura di cio’ che c’e’ al di la della collina, o perche’ sa gia’ cosa c’e’, lo comprende e lo assapora da lontano crogiolandosi nella sua pigrizia (pardon otium) (quel genio di Salgari scrisse romanzi d'avventura ambientati in tutto il mondo, ma non si sposto' mai dall'Italia).
Il Nostro, e’ un viaggiatore saggio: di quelli che chiudono gli occhi per immaginare aerei e, pur senza prenderli, possono assaporare i colori e gli odori della terra di destinazione del viaggio.
Con la giusta quantita’ di alcool potrebbe probabilmente anche pilotare l'aereo.
Infine, laddove il Nostro dimostra tutta la sua saggezza e la capacita’ di prevedere i pericoli del viaggio.
“Lo ammetto senza problemi: non sono un viaggiatore. Rifuggo anzi volentieri da quei sinistri personaggi che sono sempre pronti a gridare con macabre allegria: Ale’, uno spazzolino da denti e via, per il mondo! Anche perche’ mi devono spiegare a cosa serve uno spazzolino da denti contro oscure malatie tropicali, intere tribu’ di tagliatori di teste inferociti e, peggio di tutti, un cameriere medio francese che attende la mancia. Sara’ che si puo sempre morire con un bel sorriso sulle labbra” [La legge del bar e altre comiche-Piccola biblioteca Oscar Mondadori].
Effettivamente, nessuno tra Odysseus, Cristoforo Colombo, Don chishiotte, Cirano, l’ebreo errante o il batavo maledetto (quest'ultimo non so chi sia), si sono mai trovati davanti all'oscena e invereconda rappresentazione del pericolo: il cameriere Francese chiedente mancia.
